Lait Noir: la camera delle meraviglie di Chiara Attorre, tra ritratti e gioielli

Wunderkammer, alla lettera è la camera delle meraviglie. È proprio questa stanza che Chiara Attorre ci apre con il suo Lait Noir. Conosciamo questa fantastica artista grazie alle sue creazioni.

Lait Noir: la camera delle meraviglie di Chiara Attorre, tra ritratti e gioielli

Ho conosciuto Chiara grazie a Instagram qualche anno fa e i suoi gioielli e i suoi ritratti così malinconici ed eterei hanno da sempre esercitato un fascino su di me. Grazie a questa rubrica dedicata alle interviste voglio far conoscere anche a te la bella persona che è Chiara e il suo lavoro.

Io conosco il tuo lavoro da qualche anno e apprezzo tantissimo le atmosfere delle tue illustrazioni, che ne dici di presentarti alle mie lettrici e di parlare brevemente di Lait Noir, da cosa è nato e come si è sviluppato?

Mi chiamo Chiara Attorre e sono art director, visual designer e illustratrice. Dal 2010, Lait Noir è il mio pseudonimo creativo e brand indipendente. Con le mie illustrazioni creo (prevalentemente a mano) accessori come prodotti tessili stampati, bijoux, piccola cartoleria e fineart. Amo definire Lait Noir come una Wunderkammer creativa, un brand di Arts & Crafts in piena regola e seguo la mia creatività senza imporre a essa di seguire me o, peggio, di seguire le mode del momento.

poster canvas lait noir

In italiano il Lait Noir è il latte scuro. Perché proprio questo nome e che significato ha per te?

Il nome deriva da Black Milk (una canzone dei Massive Attack) ma ho adottato la versione in francese perché trovo che evochi più dolcemente le atmosfere che amo riprodurre: noir e grottesche, per l’appunto, ma allo stesso tempo romantiche e sognanti. Amo particolarmente l’ossimoro rinchiuso in questo nome: due anime opposte che si incontrano, una sorta di Yin e Yang, due volti di una stessa anima.

Le mie fonti di ispirazione: io sono una spugna, i miei occhi non dormono mai

Cosa ti ispira maggiormente nella realizzazione delle illustrazioni? I tuoi personaggi mi ricordano lontanamente quelli di Margaret Keane, quali sono gli autori a cui sei maggiormente vicina?

Margaret Keane

Margaret Keane

Mi onora essere accostata a una pioniera del Pop Surrealism, corrente alla quale mi ispiro maggiormente e nella quale mi ritrovo, anche se cerco di dare alle mie illustrazioni un’impronta personale. Negli anni il mio stile si è evoluto ed è cambiato molto, anche in relazione alle diverse tecniche che ho sperimentato, ma in genere mi dicono che (al di là della tecnica) le “Lait Noir Girl” sono sempre riconducibili alla mia mano: questa è una delle cose che mi fanno più felice.

Per quanto riguarda le mie fonti di ispirazione, io sono una spugna, i miei occhi non dormono mai: tra gli artisti contemporanei che amo maggiormente, Dan Hillier e Ray Caesar, ma passo anche ore sulle vecchie illustrazioni vittoriane e mi appassiona molto il mondo dell’incisione (Durer e Doré per citare un paio di giganti). Ma non posso non menzionare contenitori come il cinema (specie se del passato) e il teatro. Senza musica non riesco a vivere. Se mi mettessi su una scatola di vecchie fotografie, potrei passarci un giorno intero e sicuramente ne farei tesoro.

collane con le perle lait noir

Prima di usare un supporto digitale, quali materiali ti piaceva utilizzare per le tue illustrazioni? Carta, vetro, carta per acquarelli?

Grazie anche al mio percorso formativo, ho sperimentato un po’ di tutto, incluse tecniche incisorie e digitali. Considerando il mio lavoro di graphic designer (in agenzie e come freelance) non mi sono mancate massicce dosi di disegno vettoriale, prevalentemente editoriale. Quanto alla mia ricerca artistica, negli anni ho sperimentato varie tecniche su carta, dalla china (la serie Carnival è realizzata in punta di pennino), pittura a olio, acquerello (tecniche con le quali ho dipinto anche un certo numero di ritratti). Poi ho comprato un iPad… ed è cambiato tutto. Attualmente sto vivendo la mia personale evoluzione di un cambio radicale di stile.

L’arte non è tecnica quanto “contenuto”

L’avvento del digitale per artisti e creativi lo vedi come una grande opportunità o come uno svilimento dell’arte?

È assolutamente un’opportunità, trovo che l’arte non sia la tecnica, quanto il contenuto… ma, per quanto riguarda il disegno come disciplina, sono del fermissimo parere che prima del digitale ci si debba cimentare molto sporcandosi le mani, perché il disegno e la pittura (come credo anche la musica) passano attraverso la materia, prima ancora che in un monitor. Bisogna saper disegnare a mano libera prima di cimentarsi con il digitale, altrimenti il risultato potrebbe essere scarno e poco interessante, privo di spessore. L’anatomia di un volto, ad esempio, va studiata sulla carta, mille volte… e poi (forse) ha senso passare al digitale.

Francesca Giagnorio ritratto di Chiara Attorre

I tuoi personaggi sono magnetici e hanno un fascino tutto loro. Che cos’è per te la bellezza?

La bellezza è un concetto personale, soggettivo, c’è chi ne fa un fatto di proporzioni e colori e chi, come me, un fatto di espressività. Amo il sorriso, ma ancor più amo i volti malinconici. Prendo ad esempio i mimi, il cinema muto, le fotografie in bianco e nero… se dovessi scegliere tra una rosa fresca e una appassita, troverei più attrazione nelle crepe di quella appassita che nei colori vividi di quella fresca. Una frase che posso citare per determinare il mio pensiero sulla bellezza è di Lev Tolstoj, da Anna Karenina: “What a strange illusion it is to suppose that beauty is goodness“.

Che consiglio daresti a un illustratore o a un’illustratrice che si sta per buttare in un progetto tutto suo?

Avere una visione è la base di ogni progetto. Non importa che sia un sogno realizzabile o no, anzi, più si sogna in grande e meglio è, ma arriva sempre il momento di essere pragmatici se si vuole mettere in piedi qualcosa. Disegnare come se domani dovesse finire il mondo è la prima regola. Ma anche non sentirsi mai arrivati e sperimentare più tecniche possibili. So che questo non è il periodo storico più idoneo per dire una frase del genere ma, per nutrire la creatività, ritengo sia fondamentale frequentare mostre e musei, viaggiare, divorare film e musica, essere curiosi e cercare soprattutto di distinguersi creando uno stile proprio: ispirarsi agli altri può essere utile, ma copiare di sana pianta è l’errore più grande che si possa commettere… è tempo sprecato.

Progetti futuri e dove trovare Lait Noir

Hai qualche progetto in cantiere e ci puoi spoilerare qualcosa?

Certo! La linea di accessori (per ora ho lanciato diverse tipologie di ciondoli cammeo) sta per allargarsi con nuove proposte e poi disegno, disegno, disegno… con l’obiettivo di sfornare la prossima agenda e tutto quello che mi verrà in mente. I ritratti (come quello che ho fatto a te) sono all’ordine del giorno e come sempre, perennemente, la mia arte è in work in progress.

Dove ti possiamo trovare online?

Il mio sito con shop integrato è www.laitnoir.it
Instragram @laitnoir
Facebook @laitnoir.art

Ringrazio tantissimo Chiara per la sua disponibilità! È bellissimo poter conoscere un’artista del genere anche online (come è successo a me). Non dimenticarti di curiosare nella sua camera delle meraviglie sul suo sito e, se ti va di leggere ancora, ricordati che nella sezione INTERVISTE puoi conoscere tante giovani artiste e imprenditrici.

Francesca Giagnorio

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